Europee 2019: i conservatori dell’ECR sono il possibile ago della bilancia per le alleanze

BRUXELLES – Sono nazionalisti ma non euroscettici. Difendono la Nato in rottura con le posizioni filo-russe di Salvini e Le Pen. Vogliono riformare l’Europa ma senza distruggerla e si battono contro l’immigrazione insieme ai populisti. Questi i principali ‘caratteri somatici’ dei Conservatori e riformisti (Ecr) all’Europarlamento, il gruppo che, nonostante la prossima fuoriuscita dei membri britannici, potrebbe diventare l’ago della bilancia negli equilibri del Pe post-elezioni 2019. Oggi l’Ecr è la terza forza nell’Europarlamento con 73 seggi e riunisce oltre 20 partiti di 19 Paesi Ue.

I 20 membri Tory – l’unica componente dichiaratamente euroscettica del gruppo – abbandoneranno l’Ecr dopo la Brexit, lasciando il primato ai polacchi del partito conservatore di governo Diritto e giustizia (17 seggi), finito sotto i riflettori per la controversa riforma giudiziaria realizzata nel Paese. Quest’estate è arrivata l’adesione all’Ecr dei Democratici svedesi, il partito nazionalista che nelle elezioni di settembre si è attestato oltre il 17%. Tra le delegazioni più importanti l’Alleanza Neo-Fiamminga belga (N-Va), il Partito Popolare Danese (DF) e il Partito Democratico Civico della Repubblica Ceca (ODS). Fanno parte del gruppo gli eurodeputati di ‘Noi con l’Italia’ Raffaele Fitto e Remo Sernagiotto. Se si formasse un blocco progressista dopo il voto delle europee – con l’S&D, l’Alde e gli eurodeputati di Macron – il Ppe potrebbe guardare all’ECR come possibile alleato. Il gruppo Enf di Le Pen, Salvini e Wilders, per i popolari europei, è troppo in sintonia con le idee di Steve Bannon. L’Ecr non chiude all’ex consigliere di Trump, ma per il momento non ha aderito al suo progetto di federare la destra europea in chiave populista, ed è per molti aspetti più vicino al Ppe che all’Enf. Con la Brexit il gruppo perderà il suo nucleo originario, ma anche la sua componente più euro-critica. I conservatori – che secondo alcuni osservatori potrebbero registrare nel complesso progressi in occasione del voto del maggio 2019 – manterranno un importante presidio in Europa orientale e settentrionale. Ma resteranno senza una presenza forte nei Paesi più popolati dell’Ue, che detengono più seggi e quindi più peso. Questo il motivo per cui nel gruppo c’è chi guarda con interesse a quanto si sta muovendo nella Penisola, dopo l’appello lanciato dalla leader di Fratelli d’Italia Giorgia Meloni per formare “un movimento dei conservatori e dei sovranisti” che non si riconoscono nella Lega.