Dalla Champions a Netflix: dal 2018 in Ue accesso a contenuti digitali all’estero

Bruxelles – Dalle qualificazioni della Champions League all’ultima serie tv su Netflix, dalla playlist su Spotify agli e-book acquistati prima di partire per le vacanze o in viaggio di lavoro all’estero. Dal primo trimestre del 2018, la rivoluzione della “portabilità dei contenuti digitali” approvata dalle istituzioni europee consentirà a chiunque di continuare ad accedere a questi servizi per cui paga un abbonamento in Italia o nel proprio Paese di appartenenza quando si trova temporaneamente all’estero in un altro Paese Ue. Il via libera finale è arrivato lo scorso giugno. Per evitare gli abusi, i fornitori dei servizi online a pagamento dovranno verificare, in linea con le norme Ue sulla privacy, la residenza effettiva degli utenti. La filosofia alla base è semplice, ed è la stessa usata per le regole di fine roaming: poter fare all’estero quello che si fa a casa, mantenendo le stesse abitudini di consumo e attività online. Senza però commettere abusi. Come per la telefonia mobile c’è il limite dell’ “uso equo”, per l’accesso ai contenuti digitali conta il principio di “residenza abituale”.

UN PASSAPORTO EUROPEO VERSO UN VERO MERCATO UNICO DIGITALE – L’accordo raggiunto nel 2017 tra Commissione, Parlamento e Consiglio europeo prevede una specie di passaporto europeo: dal 2018 chi si sposterà temporaneamente da un Paese all’altro dell’Ue potrà vedere in streaming film, musica, partite e gare di Formula 1 come se fosse nel suo Paese di residenza. Attualmente i cittadini che viaggiano da un Paese all’altro dell’Unione per qualsiasi motivo molto spesso, se non sempre, non possono usufruire dei servizi online a cui sono abbonati a causa di restrizioni sulla loro portabilità e per accordi di licenza esclusiva. Le regole su cui oggi è stato trovato l’accordo aboliranno queste restrizioni sia per i nuovi abbonati che per chi ha già sottoscritto servizi online che offrono la possibilità di seguire eventi sportivi, vedere film e programmi di intrattenimento, ascoltare musica, praticare giochi. Per evitare abusi e un utilizzo illecito della nuova possibilitaà offerta agli utenti del web, le nuove norme consentiranno ai providers di adottare misure “ragionevoli e proporzione” per effettuare adeguati controlli elettronici nel rispetto della privacy. L’intesa si inquadra negli interventi che hanno portato alla progressiva abolizione del roaming. Questo accordo “è un concreto beneficio per i cittadini europei e un passo importante nella rimozione delle barriere che ostacolano la realizzazione di un vero mercato unico digitale“, ha commentato il commissario Ue competente Andrus Ansip. Il regolamento su cui è stata raggiunta l’intesa dà nove mesi di tempo a providers e detentori dei diritti d’autore per prepararsi all’applicazione della nuova direttiva che la stessa Commissione prevede comunque entri in vigore all’inizio del 2018.

Nel 2016, secondo i dati di Bruxelles, il 64% degli europei ha utilizzato internet per esercitarsi con giochi o scaricare immagini, film e musica. Ma anche per seguire eventi sportivi e serie tv. Inoltre, ricorda la Commissione, un’indagine condotta nel 2015 aveva rilevato che un europeo su tre – uno su due considerando solo la fascia di età tra i 15 e i 39 anni – chiedeva la portabilità dei servizi online e la possibilità di accedervi quando si è in viaggio tra un Paese e l’altro dell’Unione.

LIMITAZIONI, PRINCIPIO DI TERRITORIALITA’ E COPYRIGHT – Il principio per non incorrere in abusi sarà quello della “residenza abituale”. Ovvero non si potrà andare a fare ‘shopping’ in un Paese Ue dove gli abbonamenti costano meno per poi usarli in permanenza in Italia. Anche se non ci sono limiti temporali, chi fornisce i contenuti, da Sky a Netflix, verificherà dove si connette l’utente tramite un sistema di autenticazione sofisticato. “Abbiamo ambizione ma siamo anche realisti”, ha sottolineato il commissario Ue al digitale Guenther Oettinger, secondo cui la proposta di regolamento è “una via di mezzo intelligente” data la “notevole opposizione” sia tra gli Stati membri, che nel “mondo creativo”. Quest’ultimo è infatti preoccupato che venga eroso il principio di territorialità su cui si basa il diritto d’autore, ma, assicurano a Bruxelles, non è questo il caso in quanto le royalties vengono pagate nel paese in cui è stato sottoscritto l’abbonamento. Anzi, più i consumatori possono accedere ai contenuti, più ne consumano e più incassano i diritti.