Dal deficit ai fondi Ue: Italia e Francia a confronto

Roma – La Francia ha un debito pubblico decisamente più basso dell’Italia, con un effetto positivo anche sullo spread con i tedeschi. Ma negli ultimi anni ha mantenuto un deficit molto più alto del Belpaese, sforando per tre anni, tra il 2014 e il 2016, il tetto del 3%. Nel 2018, poi, l’Italia ha concordato a fatica con l’Ue una flessibilità di 0,6 punti di deficit mentre la Francia – come ha rivelato un recente studio dell’Ufficio Parlamentare di Bilancio – lo ‘sconto’, analogo per ampiezza, se l’è fatto da sola. Racconta molto il confronto dei numeri tra Roma e Parigi, due Paesi che, nel contesto internazionale, non brillano certo per il forte andamento del Pil. Ecco il confronto su alcuni indicatori macroeconomici.

IL DEBITO PUBBLICO -Per l’Italia il debito pubblico è un fardello pesantissimo. Le ultime stime del governo lo indicavano al 131,8 nel 2018 per poi scendere al 130,8 nel 2019. La Francia è ad un livello molto più basso: le ultime stime Ue indicavano una previsione del 96,4% per quest’anno e un 96% per il 2019.

LO SPREAD CON LA GERMANIA – E’ certamente l’entità del debito a fare la differenza per il differenziale dei titoli francesi e italiani con il benchmark tedesco. Lo spread francese nel luglio 2015 viaggiava sui 48 punti, a febbraio 2017 era salito a 78 punti e oggi è di nuovo giù, a 32 punti. Per l’Italia nel luglio 2015 lo spread era a 120 punti, nel febbraio 2017 a 200 punti, oggi è a 244 punti.

FRANCIA SOPRA IL 3% PER TRE ANNI, POI L’AUTOSCONTO – Con il debito così alto è chiaro che l’Italia è un sorvegliato speciale sui conti. L’attenzione di Bruxelles sulla Francia è invece stata certamente meno puntuale. Parigi ha così sforato la soglia del 3% negli ultimi anni: ha avuto un deficit al 3,9% nel 2014, al 3,6% nel 2015 e al 3,4% nel 2016. E’ poi sceso al 2,6% nel 2017. Negli stessi anni il deficit italiano è stato invece al 3,0%, al 2,6%, al 2,5% e al 2,3%.

L’AUTOSCONTO SUL DEFICIT – Interessante la lettura del dato del 2018. Uno studio dell’Upb, l’ufficio parlamentare di bilancio, ha messo in evidenza che mentre l’Italia ha concordato una flessibilità dello 0,6%, ci sono altri due Paesi – la Slovenia e la Francia – che lo ‘sconto’ sul deficit se lo sono fatti da soli: “L’aggiustamento programmatico indicato per il 2018, ricalcolato dalla Commissione, e’ inferiore a quanto richiesto e addirittura pari a zero contro lo 0,6 punti percentuali nel caso della Francia”

PIL – Sia la Francia sia l’Italia non brillano per crescita economica. Per il Fondo Monetario il Pil italiano scenderà quest’anno a +1,2% (contro l’1,5% previsto) e a +1% nel 2019. Mentre per la Francia i valori si attestano rispettivamente a +1,8% quest’anno e +1,7% il prossimo.

FONDI UE – Il contributo dell’Italia al bilancio Ue nel 2017 è stato di 12 miliardi a fronte di 9,8 miliardi ricevuti tra i vari fondi e finanziamenti: con un contributo netto di circa 2,2 miliardi. La Francia ha invece dato 16,2 miliardi e ne ha ricevuti indietro 13,5 miliardi con un esborso netto di 2,7 miliardi.

TASSE, FRANCIA BATTE ITALIA – Gli ultimi dati omogenei tra paesi vedono la Francia al primo posto per pressione fiscale tra i paesi europei, al 47,6%, superiore addirittura a Danimarca, Svezia, Finlandia. L’Italia è settima con un peso fiscale del 42,6%.

MA LA FRANCIA VINCE ANCHE PER PRODUTTIVITA’ – Secondo uno studio della commissione Ue nel 2017, la produttività del lavoro italiana ha registrato un incremento pari a 1,1 punti percentuali rispetto al 2010. In Francia l’aumento è stato di circa 7 punti, facendo tornare i valori a livelli superiori al periodo dell’inizio della crisi.