Da Orban a Le Pen, la mappa dei populismi nell’Ue

Bruxelles – L’ascesa dei Democratici Svedesi (Ds) di Jimmie Akesson grazie a una campagna elettorale anti-migranti alle elezioni politiche in Svezia segna un nuovo salto di qualità dei movimenti populisti e di estrema destra nello scenario politico europeo. Si conferma l’avanzata generale, in tutto il Vecchio Continente, dei movimenti xenofobi e euroscettici, che al governo o in Parlamento rafforzano le proprie posizioni. Questa la mappa.

Ecco il quadro di questi partiti nei diversi Paesi Ue:

  • REPUBBLICA CECA: Il movimento anti-establishment ANO 2011, dai toni radicali sui migranti, ha vinto le elezioni del 20 e 21 ottobre 2017, ottenendo 78 seggi su 200 in Parlamento, nonostante accuse e sospetti, in passato, abbiano costretto il suo leader populista, il magnate Andrej Babis, a dimettersi da ministro delle finanze.
  • AUSTRIA:  L’estrema destra populista del Partito della libertà austriaco (FPÖ) di Heinz-Christian Strache è andata forte alle elezioni per il Parlamento austriaco del 15 ottobre: con il 27,4% dei consensi, è il secondo partito nel Paese. L’FPÖ è salita al governo nella coalizione turchese-blu con i popolari dell’ÖVP di Sebastian Kurz, che ha vinto con il 31,4% dei voti e grazie a una netta sterzata a destra e a una campagna giocata sul contrasto all’immigrazione.
  • GERMANIACon oltre il 13% dei voti, l’Adf potrà contare su circa 87 deputati al Bundestag. Il partito era entrato l’anno scorso nei parlamenti del Baden-Wuerttemberg, Renania-Palatinato, Sassonia-Anhalt e Meclemburgo-Pomerania.
  • FRANCIA – La leader del Front National Marine Le Pen è arrivata al ballottaggio con Emmanuel Macron alle elezioni dello scorso aprile, raccogliendo uno storico 21,53% dei voti. L’Fn si è poi fermato al 13,2% alle successive legislative di giugno e ora pensa a riformarsi.
  • OLANDA – Alle elezioni del marzo scorso, il Pvv di Geert Wilders, anti-Ue e anti immigrati, era dato per favorito come primo partito ma ha raccolto soltanto il 13,1%, arrivando secondo dietro il Vvd del premier Mark Rutte ma guadagnando comunque cinque seggi in piu’ rispetto al voto del 2012.
  • BELGIO – Dall’ottobre 2014 sono nella coalizione di governo i nazionalisti fiamminghi dell’N-VA del sindaco di Anversa Bart De Wever, che ha ottenuto il 33% dei voti, e punta, anche se non nell’immediato, all’indipendenza delle Fiandre.
  • UNGHERIA – Il partito nazionalista Jobbik si è affermato come seconda forza del Paese, on il 20% delle preferenze, alle elezioni dell’8 aprile. A vincere in modo schiacciante, con i 49%, è stato il premier uscente ungherese Viktor Orban, al centro di uno durissimo scontro con l’Ue per le sue posizioni nazionaliste, anti-europeiste e per il fermo rifiuto delle quote di accoglienza per il ricollocamento dei migranti.
  • GRECIA – Nel 2015, i neonazisti di Alba Dorata hanno ottenuto oltre il 7% dei voti e rappresentano la terza forza politica.
  • SLOVACCHIA – Un elettore su cinque ha votato per l’estrema destra alle politiche del marzo 2016. Il Partito Nazionale Slovacco (Sns) di Marian Kotleba, neonazista, ha ottenuto oltre l’8%.
  • POLONIA – Il partito nazionalista e conservatore Giustizia e Libertà (Pis), fondato dai fratelli Kaczynski, è al potere in Polonia con la premier Beata Szydlo, in rotta di collisione su vari dossier con Bruxelles.
  • REGNO UNITOIl partito euroscettico Ukip, orfano del leader Nigel Farage, è rimasto al palo alle ultime elezioni di giugno, rimanendo fuori dal parlamento.
  • FINLANDIA – Il partito di destra dei Veri Finlandesi è nella coalizione di governo formata dal premier centrista Juha Sipila nel 2015. Timo Soini, il leader del movimento che ha fatto dell’euroscetticismo la sua principale carta elettorale, è ministro degli Esteri e degli Affari europei.
  • DANIMARCA – Lo xenofobo Partito del Popolo danese (Df) si è confermato seconda forza politica alle elezioni del 2015, col 21,1% dei voti, ma il premier Lars Lokke Rasmussen lo ha lasciato fuori dal governo.
  • SLOVENIA -Dopo due mesi di stallo, il Parlamento sloveno ha votato in agosto a favore della nomina a premier di Marjan Sarec, leader dell’omonima lista civica, seconda alle elezioni del 4 giugno con il 12,7%, che ha formato un esecutivo di minoranza sostenuto da cinque partiti di centrosinistra. All’opposizione c’è il Partito democratico sloveno (SDS), guidato dal premier conservatore uscente Janez Jansa, alleato del leader nazionalista ungherese Viktor Orban nel blocco dei paesi di Visegrad (Ungheria, Slovenia, Polonia e Repubblica Ceca). Jansa aveva vinto le elezioni con il 25,5% dei voti, ma non è riuscito a formare una coalizione per disporre della maggioranza necessaria a guidare il Paese.
  • SVEZIA – Dopo una feroce campagna elettorale in gran parte incentrata sull’immigrazione, i Democratici Svedesi (Ds) di Jimmie Akesson hanno incrementato il loro consenso nelle elezioni del settembre 2018, diventando la terza forza del paese scandinavo. 17,6% i consensi ottenuti, +4,7% rispetto alle politiche del 2014.