Cop24: l’allarme delle Nazioni Unite, sul clima è questione di vita o di morte

Roma – “Quella del clima è già oggi una questione di vita o morte” per diverse parti del mondo ma “siamo totalmente fuori rotta e in ritardo” nel progetto di scongiurare catastrofi naturali e drammi umanitari. Si è aperto con un appello drammatico il discorso di Antonio Guterres, segretario generale delle Nazioni unite, all’inaugurazione della Conferenza mondiale climatica COP24, a Katowice, nel sud della Polonia. Accanto a lui il padrone di casa, il presidente polacco Andrzej Duda, che ha spiazzato i presenti sostenendo che la Polonia “non può rinunciare al carbone”. Pur ribadendo l’impegno diminuirne il consumo, Duda ha sottolineato che il carbone è una materia prima “strategica” per la “sovranità energetica” dei polacchi. Un’affermazione in pieno allarme climatico che ha suscitato lo sdegno dei media locali e di Greenpeace: “Parole che possono mettere a rischio l’intera conferenza”.

Dall’accordo di Parigi del 2015 sottoscritto da 195 Paesi, che indicò l’obiettivo di contenere il riscaldamento globale con un aumento medio della temperatura entro i 2 gradi – meglio 1,5 – rispetto all’era preindustriale, “questo incontro è il più importante sui cambiamenti climatici”, ha ribadito Guterres. Che ha sollecitato i capi di Stato e di governo presenti (non c’erano i big, per l’Italia ha partecipato il ministro dell’Ambiente, Sergio Costa, mentre Leonardo Di Caprio non sarebbe stato invitato per timore delle sue posizioni) e i rappresentanti delle 60 delegazioni a condividere la responsabilità per individuare azioni concrete. L’allarme degli scienziati è costante e univoco. Dal gruppo intergovernativo di esperti sui cambiamenti climatici (Ipcc), all’Organizzazione Meteorologica Mondiale (Wmo), al Programma ambientale dell’Onu (Unep) tutti avvertono che i prossimi 12 anni saranno cruciali e non abbiamo quindi molto tempo. Anche l’Istituto superiore di sanità è sceso in campo: “Due generazioni, ovvero 20 anni, per salvare il pianeta dai cambiamenti climatici e dagli effetti devastanti che questi avranno sulla salute dell’uomo e dei territori”, ha detto il presidente dell’Iss, Walter Ricciardi, rilevando che “già oggi le morti in Europa legate ai cambiamenti climatici sono migliaia l’anno, ma saranno milioni nel prossimo futuro se non si agisce subito”; saranno 250mila all’anno tra il 2030 e il 2050 secondo l’Organizzazione mondiale della sanità. “Non mi pare di vedere una cultura adeguata”, ha osservato il direttore dell’Iss che ospita per due giorni alcuni dei massimi esperti in materia per un convegno da cui scaturirà “La Carta di Roma” con una serie di raccomandazioni per contrastare i rischi provocati dai cambiamenti climatici e per dimostrare che “si può agire tutti e subito per invertire il trend, le istituzioni in primis ma anche le persone comuni”.

Tornando alla Cop24, Guterres ha ricordato “la responsabilità collettiva di investire”, “consolidare gli impegni finanziari assunti a Parigi e assistere le comunità e le nazioni più vulnerabili”. Da parte sua, la Banca Mondiale ha raddoppiato gli investimenti a 200 miliardi di dollari nel quinquennio 2021-2025 per sostenere l’adattamento al cambiamento climatico e la riduzione delle emissioni di gas serra. Se occorre ambizione l’Italia è in prima fila: “Lo stato di salute del Pianeta ci impone il massimo sforzo e anche di fare presto. Faremo di tutto per innalzare l’ambizione dell’Italia e per trainare gli altri Paesi” ha detto in un tweet il ministro Costa mentre Arnold Schwarzenegger, ex governatore della California, presente all’inaugurazione e rammaricato che il governo degli Stati Uniti abbia voltato le spalle all’Accordo di Parigi, ha invitato a “puntare di più sui leader locali e non solo sui governi” visto che il 70% delle emissioni di CO2 negli Usa è controllato dai governi locali e dalle città. Ma i cambiamenti climatici “sono anche una questione morale e non solo tecnica” ha detto il cardinale Segretario di stato del Vaticano, Pietro Parolin, inviato del papa Francesco alla Cop24, spiegando che “è necessario che oltre gli Stati anche altri attori offrano un loro impatto”.