Cina, Usa e Unione europea sono i maggiori inquinatori del mondo

Bruxelles – Spetta alla Cina il discutibile primato come Paese più inquinante al mondo. Con il 29,5% di emissioni di gas serra, la Repubblica Cinese produce circa un terzo dell’inquinamento globale.  Alle spalle di Pechino c’è l’altra super potenza mondiale: gli Stati Uniti appena usciti dall’accordo di Parigi sono responsabili del 14,3% delle emissioni totali.

Il Vecchio Continente però non è da meno. L’Unione europea, infatti, in tutto inquina per il 9,6%, con la sola nota positiva dell’Italia, che fa registrare “solamente” lo 0,98% nel totale di emissioni di gas serra.

Più staccati ci sono poi l’India (6,8%), la Russia (4,9%) e il Giappone (3,5%).

Restando in Europa, nel 2015, 11 paesi europei hanno sforato i tetti nazionali per l’inquinamento atmosferico da agricoltura e trasporti. Lo ha comunicato l’Agenzia europea dell’ambiente (Aea) sulla scorta dei primi dati nazionali presentati nell’ambito della nuova direttiva Nec (approvata nel 2016) sulla qualità dell’aria. La direttiva prevede il monitoraggio delle emissioni di ossidi di azoto, composti organici volatili non metanici, ammoniaca, anidride solforosa e particolato fine (Pm2.5). Il Pm2.5 è il cosiddetto particolato fine: polveri che hanno un diametro inferiore a un quarto di centesimo di millimetro e che se respirate possono arrivare fino ai polmoni.

Dai dati risulta che, nel 2015, Austria, Belgio, Danimarca, Finlandia, Francia, Germania, Ungheria, Irlanda, Lussemburgo, Spagna e Svezia hanno superato i limiti per uno o più inquinanti. Di questi paesi tutti, fatta eccezione per Ungheria e Svezia, hanno chiesto alla Commissione – come consentito dalla direttiva – di tenere conto di attenuanti specifiche e poter correggere al ribasso i dati.

Secondo le tabelle pubblicate dall’Aea, 18 stati membri Ue rischiano di non centrare gli impegni di riduzione fissati per il 2020, numero che aumenta a 22 se si considerano gli impegni al 2030. Per quanto riguarda l’Italia, i problemi principali potrebbero arrivare con l’obiettivo sui composti organici volatili non metanici (come solventi e diluenti per carburanti) sia al 2020 che al 2030, e per i target sull’ammoniaca e il particolato fine al 2030.