Brexit, i diritti dei cittadini Ue secondo May

Londra – Nel documento di 15 pagine presentato oggi dalla premier britannica Theresa May ai Comuni sui diritti ai cittadini Ue residenti nel Regno Unito viene descritta in dettaglio la proposta di Londra a Bruxelles nei negoziati sulla Brexit, sebbene non siano stati chiariti una serie di punti a partire da alcune fondamentali scadenze.

  • SETTLED STATUS’ – E’ lo status speciale con diritti parificati a quelli dei cittadini di Sua Maestà e che vede garantito l’accesso al sistema sanitario, di benefit e previdenziale. I circa 3 milioni di europei nel Regno Unito devono fare domanda per ottenerlo ed è previsto anche il rilascio di una carta d’identità dall’Home Office in un Paese storicamente refrattario ai documenti di riconoscimento che non siano il passaporto.
  • TEMPI E SCADENZE – I comunitari che risiedono in Gran Bretagna da più di cinque anni alla data che ancora le autorità devono indicare – verrà collocata tra il 29 marzo 2017, quando è stato attivato l’iter di uscita dall’Ue, e la chiusura delle trattative nel 2019 – hanno tempo due anni per fare richiesta. A quanti invece sono da meno tempo in Gran Bretagna viene concesso un permesso temporaneo in attesa che concludano i cinque anni per poi fare domanda e ottenere il ‘settled status’. Le difficoltà crescono per chi è arrivato dopo il termine ultimo che il governo non ha ancora fissato. Nel loro caso, potranno fare richiesta per lo status speciale ma a seconda delle circostanze. Chi arriva una volta che la Brexit sarà conclusa dovrà invece attenersi alle nuove regole sull’immigrazione, ancora da introdurre.
  • FAMIGLIE – Chi ha diritto al ‘settled status’ sarà autorizzato a portare i membri della sua famiglia in Gran Bretagna, dove potranno godere di pieni diritti anche se in quel momento non vivono nel Paese.
  • RECIPROCITÀ – L’offerta di Londra all’Ue vale solo se anche gli altri Paesi europei garantiranno gli stessi diritti agli ‘expat’ britannici nel continente.
  • BUROCRAZIA – Il piano promette pratiche molto più snelle di quelle attuali e non rientra nella giurisdizione della Corte di giustizia europea.
  • STUDENTI – A chi inizia il suo corso di studi entro l’anno accademico 2018/19 saranno assicurati gli attuali diritti, in particolare gli aiuti economici, ma non è ancora chiaro cosa accadrà oltre quella data.
  • ECCEZIONI – Non sono state fatte distinzioni fra le diverse nazionalità dei cittadini europei, sebbene quelli irlandesi potranno continuare a contare sui diritti sanciti dagli accordi bilaterali fra Londra e Dublino.

In un documento sottoscritto dai presidenti dei quattro principali gruppi politici del Parlamento europeo (Guy Verhofstadt dell’Alde, Manfred Weber del Ppe, Gianni Pittella dellS&D, Gabi Zimmer del GUE e Ska Keller dei Verdi), nonchè dai componenti del gruppo incaricato di seguire il dossier Brexit (Elmar Brok, Roberto Gualtieri e Danuta Hubner), si evidenzia che a fronte della “reciprocità e parità di trattamento” proposta dall’Ue, da Londra è giunta un’offerta “ben lontana da quello a cui hanno diritto i cittadini dell’Unione” in Gran Bretagna.

La proposta avanzata da Londra è stata dunque dagli eurodeputati, che l’hanno definita una “doccia fredda” che rischia di creare nel Regno Unito una cittadinanza di “seconda classe” per gli europei dei Paesi Ue, perpetuando una “preoccupante e costante incertezza”. Il Parlamento Ue ha dunque minacciato di porre il veto a qualsiasi accordo non basato sulla piena reciprocità. Inoltre, ha avvertito che alcuna estensione del termine del 30 marzo 2019 fissato per la chiusura dei negoziati sarà approvata.

Inoltre, nella nota si rileva come “a più di un anno dal referendum sulla Brexit, la proposta britannica lascia parecchie domande senza risposta”. Questioni che riguardano gli studenti, i medici, i lavoratori frontalieri nonché la data limite in base alla quale i cittadini Ue avranno un trattamento piuttosto che un altro.