Angela Merkel alla guida dell’Ue, sei mesi difficili per salvare l’Europa

Berlino – Angela Merkel non ne fa una questione biografica, ma a nessuno sfugge che questo semestre europeo potrebbe essere la porta per entrare nella storia, come la cancelliera che ha salvato l’Europa dalla spinta sovranista, o come colei che non ci è riuscita. Nell’assumere la presidenza Ue in un “momento molto difficile” – sei mesi che saranno “fortemente segnati innanzitutto dagli sforzi per combattere e superare la pandemia” – la Bundeskanzlerin si è mostrata più che motivata nel difendere il progetto europeo dalle molte insidie attuali, mettendo sul tavolo tutte le sua abilità politica e la comprovata esperienza. Parlando al Bundestag, durante il question time con i deputati, ha affermato in una risposta su temi interni: “il mio compito è trovare buone maggioranze, per buone soluzioni”. Quello che si sta sforzando di realizzare, innanzitutto in vista del Consiglio europeo del 17 luglio: “ammetto che le posizioni siano ancora lontane e serviranno molti altri colloqui”, ha affermato a proposito del negoziato sul Recovery Fund, ma la speranza è che si arrivi al più presto all’intesa. Mentre sulla Brexit, altro dossier che pesa come un macigno sul lavoro da portare a termine entro fine anno, ha messo in guardia: farà tutto il possibile per arrivare ad un accordo, “ma la Germania e l’Ue dovranno prepararsi anche allo scenario di un no-deal con Londra”.

La Germania vuole fare da “motore e moderatore”: “costruiremo ponti”, ha promesso il suo ministro degli Esteri, il socialdemocratico Heiko Maas, che ha preso il testimone dal collega croato Gordan Grlic Radman: simbolicamente è accaduto alla Porta di Brandeburgo, illuminata per l’Europa.

“Le aspettative sono molto alte”, ha affermato Maas incontrando la stampa straniera del Vap in serata, “e toccano fronti molto diversi, come l’immigrazione, le finanze, il Recovery fund, tutte questioni che accompagneranno a lungo l’Europa in futuro. Ma io sono ottimista”, ha concluso sottolineando che “una crisi dagli effetti socio-economici così forti come quella attuale può fornire la chance per un ulteriore sviluppo dell’Unione europea”. L’Ue che dovrà crescere di peso, per difendere i propri valori e i propri interessi nei confronti della Cina e della Russia, ricalibrando il suo rapporto con gli Usa. In un momento storico in cui le relazioni transatlantiche sono destinate a modificarsi, secondo il ministro, anche a prescindere da chi sarà il prossimo inquilino della Casa Bianca.

Sul fronte interno, Berlino si è già riposizionata, rispetto agli anni passati: sfilatasi a sorpresa dal fronte rigorista del Nord, si spende adesso per far ottenere ai paesi più colpiti dal Covid, e all’Italia in particolare, gli aiuti indispensabili perché “possano rimettersi sulle proprie gambe”. Merkel comprende le preoccupazioni dei “frugali” sul rischio che anche un’enorme quantità di denaro possa non risolvere i problemi dei Paesi membri, se non si faranno le riforme – punto decisivo per trattare con i “falchi” – ma condivide la posizione di leader come Conte, Sanchez e Costa: non si può continuare a far crescere il peso dei debiti sulle spalle dei cittadini di questi paesi, ora alle prese anche col Covid. Con Giuseppe Conte il dialogo è costante, anche martedì si sono sentiti al telefono, e il nodo Mes non ha guastato le ottime relazioni con Roma. La decisione è italiana, come aveva detto la stessa cancelliera nell’intervista alla Stampa, che ha provocato reazioni in Italia. La collaborazione con Roma è tornata ad essere d’importanza strategica, come spiegano delle fonti, e nei prossimi mesi si conta di ampliare il dialogo sul futuro in Europa, coinvolgendo ancora più a fondo il Sud e l’Est dell’Unione.