AfD al 13%, la prima volta dell’estrema destra al Bundestag

Bruxelles – E’ un risultato che va oltre ad aspettative e sondaggi, e sconvolge la Germania.  I populisti di Alternative für Deutschland (AfD), guidati dalla quarantenne Frauke Petry, con i candidati di punta Alice Weidel e Alexander Gualand, ha fatto il loro ingresso nel parlamento tedesco con il 13% dei consensi, diventando terzo del Paese e scioccando l’opinione pubblica e la politica tedesche. Con 95 i seggi conquistati, sono il primo partito di estrema destra ad entrare nel Parlamento federale tedesco dal secondo dopoguerra. Da soli, formeranno l’opposizione.

MAPPA DEL VOTO – Stando alle prime analisi delle elezioni, per Alternative für Deutschland ha votato innanzitutto chi generalmente non vota: 1,2 milioni di persone sono state mobilitate dalla campagna di Alexander Gauland e Alice Weidel. E il tema principale per cui il partito è stato scelto è la politica sui migranti e i profughi e le paure legate alla sicurezza interna. La seconda grossa fetta è arrivata dall’Unione: 1,05 milioni di tedeschi che nel 2013 avevano votato per la Cdu hanno cambiato partito. Meno voti sono arrivati invece dall’SPD (470 mila), dalla Linke (400 mila) e dai liberali (40.000). C’è poi una componente geografica del voto: secondo l’istituto Infratest Dimap per Afd, nei nove Länder dell’est della Germania, un tempo divisa dal muro, il partito ha ottenuto il 21,5% dei voti, con una percentuale ben al di sopra della media federale. Per i sondaggi demoscopici della ZDF questa percentuale sale a 22,8. E il partito sarebbe stato scelto per lo più da uomini, un tempo ‘Ossi’, tedeschi dell’Est. Il fenomeno non sorprende, è dell’est anche il movimento di Pegida, che negli anni scorsi ha sfilato nelle città orientali ogni lunedì contro l’islamizzazione del paese.

LA CAMPAGNA ELETTORALE: TWITTER –  A pochi giorni dalla chiamata alle urne in Germania, i riflettori erano puntati tutti sui due sfidanti principali, Angela Merkel e Martin Schulz, nel braccio di ferro tra Unione e Spd, con la vittoria già annunciata della Cancelliera. Ma in Germania la vera sfida è stata quella per accaparrarsi il terzo posto. Il guanto di sfida si si è diviso più o meno equamente tra diversi partiti (i liberali di Fdp, la sinistra di LINKE, i verdi di Grüne), ma a spiccare sono da subito stati in particolare i populisti di AfD. Negli ultimi sondaggi pre-elettorali, pubblicati dal quotidiano tedesco Bild, AfD viaggiava fra l’8 e il 12%. Il partito di estrema destra è stato quello più discusso su Twitter, a rivelarlo è uno studio dell’Università di Oxoford e diffuso da Reuters. Tra i milioni di tweet analizzati nello studio nei primi 10 giorni di settembre, il 30% era legato ad AfD. L’indagine ha riguardato circa 150mila account sul popolare social network d’informazione e si è concentrata sugli hashtag associati ai principali partiti politici tedeschi, ai loro candidati e all’elezione stessa. I cristiano-democratici di Angela Merkel hanno infiammato solo il 18% della discussione politica su Twitter, mentre i socialdemocratici sono stati al centro dei cinguetii (tweet) relativi alle elezioni solo il 9% delle volte. Nonostante i toni forti spesso usati dal partito di estrema destra e l’attenzione attirata su di sé, lo studio mette in evidenza come in Germania si siano diffuse online molte meno fake news di quanto, invece, è accaduto negli Stati Uniti prima delle elezioni che hanno conferito il potere a Donald Trump. In particolare, i dati hanno mostrato che gli utenti tedeschi su Twitter tendono maggiormente a pubblicare e condividere notizie e storie provenienti da testate riconosciute rispetto a Stati Uniti e Gran Bretagna. Allo stesso modo, Twitter è stato usato molto meno dai cittadini tedeschi rispetto agli omologhi americani e britannici prima delle elezioni. I legislatori tedeschi, dal canto loro, hanno approvato una severa punizione: multe fino a 50 milioni di euro alle società che gestiscono le piattaforme dei social media se non riescono a fermare prontamente le notizie diffamatorie e false. Questa decisione riflette la preoccupazione per la propaganda politica manipolatoria che caratterizzò la storia tedesca durante i regimi totaliti nel corso del ventesimo secolo.

TONI FORTI, PARTITI CONTRO AFD – Davanti al timore di AfD, prima delle elezioni i partiti avevano provato ad alzare il muro. “Mentono a partire dal nome – ha detto il segretario generale dell’Spd, Hubertus Heil -: innanzitutto non sono un’alternativa, non sono ‘per’ qualcosa ma solo ‘contro’, e non sono in grado di guidare il nostro paese nel futuro”. Il ministro degli Esteri Sigmar Gabriel temeva che “con un ingresso di AfD potrebbero per la prima volta sedere in parlamento dei veri nazisti”. Anche Sarah Wagenknecht, leader della sinistra della Linke, ha messo in guardia: “Porteranno con loro mezzi nazisti, se non veri nazisti”. I liberali di Christian Lindner hanno preso una posizione altrettanto netta: “Si inizia con l’abbrutimento della lingua e poi arriva la violenza”, ha detto il numero due Wolfgang Kubicki. Anche Angela Merkel ha espresso la necessità di “tirare una linea rossa”, in parlamento, di fronte al pericolo del razzismo, quando il partito sarà entrato. La leader dei Verdi, Catrin Goering-Eckardt ha affermato, per sensibilizzare gli elettori: “Il pericolo che con l’AfD entrino in Parlamento dei nazisti e che diventino forti, preoccupa me e molti elettori e questo spingerà le persone ad andare a votare, a votare per la democrazia e per i verdi”. “Un non elettore è meglio di un elettore dell’Afd?” è stata la domanda provocatoria da Bild al ministro e Capo dell’Ufficio di cancelleria, Peter Altmeier. “Certamente – ha risposto il ministro -. L’AfD divide il nostro paese, sfrutta le paure e le preoccupazioni delle persone. Per questo credo che un voto per l’Afd, almeno per me personalmente, non sia giustificato”. Ha corretto il tiro il suo compagno di partito, il ministro degli interni, Thomas De Maizière, che in una video intervista a Bild stamane, ha difeso il diritto al voto del popolo tedesco: “Ognuno dovrebbe usare il suo diritto di voto per partecipare alle elezioni”, ha detto il ministro. “Poi spero che l’Afd non venga votato da molti”.

LE REAZIONI POST-ELETTORALI  – La mobilitazione trasversale non ha però sortito l’effetto desiderato. “Abbiamo ricevuto il mandato degli elettori di controllare l’operato del governo, perché è stato abbandonato il fondamento dello stato di diritto”, ha detto Alice Weidel, candidata alla cancelleria per l’AfD, nel corso di una conferenza stampa a Berlino all’indomani del successo elettorale a Berlino. “Con il salvataggio degli Stati, della Grecia, con la politica sui migranti, con l’NSA la politica ha abbandonato lo stato di diritto”. L’accusa di Weidel è che su questi temi non ci sia stata discussione in parlamento prima di prendere decisioni. 

“L’ingresso dell’Afd al Bundestag è uno shock e rivela l’esistenza di dubbi nella società” ma “la democrazia tedesca è forte. Nessuna generalizzazione con il 1933”. Ha scritto su Twitter il commissario europeo agli affari economici Pierre Moscovici dopo il voto tedesco, aggiungendo che “evocare il nazismo a sproposito, con dei paragoni azzardati, dimostra un’incultura pericolosa e una totale irresponsabilità”.

“Il rafforzamento dell’estrema destra (in Germania, ndr) è un segnale negativo per l’Italia”, ha detto il presidente del Parlamento europeo Antonio Tajani. “Questo è un partito anti-italiano, anti-Mediterraneo, che ci considera quasi degli esseri inferiori”, ha spiegato Tajani. 

RESA DEI CONTI INTERNA, L’ADDIO DI FRAUKE PETRY – Nel frattempo, la leader e co-portavoce federale di AfD, ha deciso di non far parte dei gruppo in Parlamento. “Faremo opposizione in parlamento e sarà un compito gravoso, ma la nostra ambizione è andare al governo nel 2021“, ha detto Petry, nel corso della conferenza stampa a Berlino. “Non farò parte del gruppo dell’Afd in parlamento”, ha aggiunto, prima di lasciare la sala, ancor prima di rispondere alle domande dei giornalisti. Negli ultimi mesi si sono manifestate divisioni tra la Petry e gli altri dirigenti del partito. “Dopo l’uscita eclatante di Frauke Petry, propongo che si dimetta la portavoce e lasci il partito per non provocare altri danni”, ha risposto a distanza Alice Weidel, infuocando resa dei conti interna.

LE IDEE DI AFD – L’estremismo non sarebbe altro che la trappola tesa loro dai detrattori. Alternative für Deutschland, a sentire la definizione del co-portavoce federale (insieme a Frauke Petry) di AfD, Jörg Meuthen, è un partito di destra, formato per lo più da cittadini, che vogliono che la politica si occupi di nuovo di loro. “Siamo dov’erano la Csu e la Cdu prima che scivolasse a sinistra con Angela Merkel, respingiamo ogni estremismo”, ha affermato in un’intervista all’ANSA. L’obiettivo? “Diventare il terzo partito e raggiungere un consenso a due cifre. E sono certo che otterremo entrambi i risultati”. Una volta approdati nel Bundestag, spiega, “vogliamo poter influenzare la politica sui grandi problemi del paese”. Primi su tutti, “la migrazione e l’islamizzazione della Germania“.

  • Islam – Le proposte lanciate a Berlino dal partito sono: registrare le moschee, liberarsi degli imam stranieri, riportare la polizia sotto il controllo centrale e modificare la convenzione europea sui diritti per quel che concerne i profughi. “La maggioranza dei musulmani che risiede nel nostro paese farebbe spazio alla sharia, sostituendo l’ordinamento tedesco”, secondo Meuthen. E quando gli si chiede se non si rischia di sollecitare paure e attrito sociale con posizioni del genere, il prof dell’Afd (è docente di Economia) replica: “Noi non coltiviamo le paure, le paure ci sono. Lo vediamo alle nostre manifestazioni. E dovremmo accogliere queste ansie come politici, prenderle sul serio, capirle. Sono giustificate, di fronte all’aumento massiccio della criminalità, ai massicci problemi nella protezione dei confini, e a una difesa che non funziona. Tutto questo preoccupa molto la gente”.
    “Noi respingiamo la distinzione fra islamismo e islam, spesso praticata”, ha detto poi Alexander Gauland, perché il fondamentalismo islamico così come “violenza e terrore” hanno le loro “radici nel Corano”. La “dottrina politica dell’Islam non appartiene alla Germania”, per questo motivo Afd chiede anche “l’eliminazione delle cattedre di teologia islamica nelle università tedesche”.
  • Estremismo – “Siamo distanti da ogni forma di estremismo di destra e di nazismo. Per fortuna oggi i neonazi sono solo una piccola minoranza del Paese. E votano per Npd. Siamo un partito di destra, ma rifiutiamo in modo categorico l’estremismo. Una persona che ha fatto dichiarazioni di estrema destra, qualche giorno fa, ha dovuto lasciare il partito il giorno stesso”. E del resto, “con posizioni radicali non si ottengono voti in Germania. Per un elettore conquistato, ne perdi tanti al centro”. “Io conosco molto bene il partito dall’interno – insiste – è una realtà borghese conservatrice, che raccoglie persone che lavorano e non hanno esperienze in politica. Un partito di cittadini“.
  • Nazionalismo del passato – I tedeschi hanno “diritto ad essere orgogliosi” della prestazione dei soldati della Germania nelle due guerre mondiali, ha detto Alexander Gauland, scatenando una bufera a pochi giorni dalle elezioni. Proprio all’indomani della dichiarazione, Angela Merkel ha preso per la prima volta una posizione di fronte alla prossima coabitazione, in Parlamento, dei partiti tradizionali tedeschi con i populisti di Afd. Serve “una linea rossa”, contro il razzismo, ha affermato la cancelliera in modo generale. Davanti alla stampa si pongono come “vittime” del sistema: gli esponenti di Afd si sentono incompresi, e pretenderebbero di esser trattati come un partito di destra normale. Ma davanti alle folle dei loro simpatizzanti le esternazioni sono spesso ben più che controverse. “Non ci devono essere più contestati questi 12 anni. Non riguardano più la nostra identità oggi, perciò anche noi abbiamo il diritto di riprenderci il nostro paese e il nostro passato”, ha affermato Gauland nel discorso. “Se francesi e britannici possono essere fieri del loro imperatore o del loro primo ministro della guerra Winston Churchill, noi abbiamo il diritto di essere fieri della prestazione dei soldati nelle due guerre mondiali“, ha poi aggiunto. “Gauland chiede di essere ‘orgogliosi’ delle ‘prestazioni’ nella guerra di annientamento di Hitler. Ogni persona decente può capire quanto effettivamente ‘marrone’ sia Afd”, ha commentato il segretario generale dell’Spd Hubertus Heil. “Chi afferma che dovremmo essere orgogliosi dei crimini dei soldati tedeschi nella seconda guerra mondiale deve lasciarsi accusare di essere una destra radicale”, ha affermato il ministro della giustizia Heiko Maas. Per il capo dei Verdi, Cem Oezdemir “questo non è un partito democratico normale”. La polemica ha indotto lo stesso Gauland a tornare sulle sue espressioni, per distinguere fra il sistema criminale di Hitler e “milioni di soldati tedeschi che sono stati coraggiosi e non sono diventati criminali”. “So anche io che sono stati assassinati sei milioni di ebrei – ha aggiunto parlando alla Dpa -. Ma milioni di soldati tedeschi hanno eseguito il loro dovere per un sistema criminale. Era il sistema ad essere colpevole, non i soldati”. Gauland ha affermato anche di aver ripetuto un concetto già espresso da François Mitterrand: quando l’8 maggio del 1995 elogiò il coraggio dei soldati tedeschi del passato.

L’ASCESA – Alternative für Deutschland è stato fondato l’8 febbraio del 2013 da Bernd Lucke, politologo e professore di macroeconomia all’università di Amburgo. Lucke, in seguito, ha lasciato non condividendo più i toni interni; la guida del partito è passata nel 2015 a Frauke Petry. Il consenso per la nuova formazione politica è cresciuto di anno in anno, fino al successo di oggi: alle prime elezioni a cui hanno partecipato, le federali del 2013, AfD ha ottenuto 2.056.985 voti, pari al 4,7%, non riuscendo di poco a superare la soglia di sbarramento del 5% per ottenere seggi al Bundestag. Alle successive elezioni europee del 2014, quella soglia è stata varcata: con il 7,04%, i populisti hanno conquistato 7 eurodeputati, unendosi al Gruppo dei conservatori e dei riformisti europei (Ecr). Da lì, una serie di risultati di segno positivo, ben oltre il 5%, a tutte le tornate elettorali regionali. Nel 2014, il risultato migliore è il 12,2% nel Brandeburgo; nel 2015, 6,1% ad Amburgo; nel 2016, l’exploit nel Land della Sassonia-Anhalt (24,2%), in Meclemburgo-Pomerania Anteriore (20,8%), nel Baden-Württemberg, (15,1%), nel Land di Berlino (14,1%) e in Renania-Palatinato (12,6%). Anche nel 2017, nelle ultime elezioni regionali prima della consultazione federale, AfD ha ottenuto buoni risultati: 7,4% dei consensi nel Nordreno-Vestfalia, 6,2% nella Saar, e 5,9% Schleswig-Holstein.